Blog

 

Dal primo contatto, all’incontro con gli sposi.

 

 

 Come costruisco un rapporto professionale basato sulla conoscenza e la reciproca fiducia.

Solitamente dal primo contatto con i futuri sposi avviene telefonicamente o via e-mail; fissiamo un appuntamento in orario di studio ma sono molto flessibile, pertanto, se la coppia ha particolari esigenze, la ricevo anche in orario di chiusura oppure la domenica.

Ho un carattere timido che mi porta ad assumere un tono formale ma l’iniziale e apparente freddezza viene sciolta dal mio Golden Retriever di nome Maya che, con le sue feste, mette tutti a proprio agio.

La prima domanda che rivolgo agli sposi è per sapere come sono arrivati a me. Saperlo è importante per me: investo molto in pubblicità e promozione, pertanto, sapere attraverso quale canale mi hanno conosciuto serve a capire se la strategia comunicativa che ho adottato è stata efficace.

Generalmente il miglior biglietto da visita è il passaparola e i lavori fatti in passato; ciò non significa che la mia strategia pubblicitaria, che usa esclusivamente il web e i social, sia stata inutile perché gli sposi, una volta avuto il mio nome da terzi oppure dopo avermi incontrato ai matrimoni dei loro amici e parenti, tendono a documentarsi su di me proprio attraverso il sito e la pagina Facebook.

La prima cosa da fare dovrebbe essere chiedere agli sposi la data della cerimonia. Dico “dovrebbe” perché non sono un tipo che segue sempre le regole, nel senso che, il desiderio di far conoscere loro il mio stile spesso ha la meglio sulla ragione e mi porta immediatamente a presentare il mio lavoro. In studio ho una bellissima libreria che ospita solo il mio campionario: gli album sono adagiati su leggii e consultabili liberamente dagli sposi che possono sfogliarli e toccarli. Tengo a precisare che il mio campionario è composto da album realizzati durante cerimonie reali e non sono fac-simile. Tutto è reale: il contenuto, la forma e i materiali.

Esaurita la fase conoscitiva, in cui ritengo che debba essere io il primo a presentarsi, chiedo agli sposi i dettagli sullo svolgimento della cerimonia. Oltre alle informazioni più banali (data e orario, Chiesa, location), ho bisogno di conoscere particolari che agli sposi possono sembrare poco importanti ma, per me, che intendo il servizio di matrimonio come reportage, sono essenziali. Chiedo, infatti, la composizione del nucleo familiare, se intendono riprendere anche la preparazione, se sono previsti momenti particolari durante la cerimonia e il banchetto. Sono consapevole che, quel giorno, lavorerò a stretto contatto con altri professionisti (addetti all’acconciatura, al trucco e alla vestizione), pertanto, mi informo sui loro orari e su come hanno intenzione di avvicendarsi. Il mio scopo è lavorare con loro in un clima collaborativo e privo di intralci.

Poiché il mio obiettivo è costruire una relazione professionale basata sulla conoscenza e la fiducia, ho l’abitudine di recarmi a casa di entrambi gli sposi una settimana prima della cerimonia; il sopralluogo è utile per conoscere gli spazi a disposizione e i familiari. In ultimo, ma non meno importante, propongo agli sposi di realizzare un piccolo book fotografico uno o due mesi prima del matrimonio, per consentire loro di abituarsi all’obiettivo. Questa iniziativa ha sempre molto successo: il book, generalmente all’aperto, ritrae gli sposi in abiti confortevoli e in situazioni spontanee e divertenti. Quanta sorpresa leggo sui loro volti il giorno del matrimonio quando, durante il banchetto, lascio il book e una penna con inchiostro indelebile a disposizione di amici e parenti che possono scrivere un loro pensiero proprio sul book.

Quando penso di aver detto e mostrato tutto, raccolgo il parere degli sposi ma è difficile ottenere una risposta affermativa al primo incontro e lo capisco bene: gli sposi non mi stanno affidando semplicemente la giornata più bella della loro vita, ma il suo ricordo ed è questo a dover sopravvivere, a dover suscitare emozioni ogni qual volta decideranno di sfogliare l’album. Qualunque sia la loro decisione, a me resta la certezza di aver rivelato ogni particolare del mio lavoro e di essere stato disponibile ad ogni chiarimento.

Non resta che augurarmi di rivederli certo che, al secondo incontro, ci sarà ancora tanto lavoro da fare e tante cose da dire. Per conoscere il seguito, vi do appuntamento alla prossima pubblicazione.